Friday, 14 October 2016

Week 28 Friday (Year 2)

Readings: Ephesians 1:11-14; Psalm 33; Luke 12:1-7


On Sunday next, at St Peter's in Rome, Pope Francis will celebrate the canonization of a group of new saints, a group that includes Blessed Elisabeth of the Trinity, a French Carmelite nun who lived at the end of the 19th and the beginning of the 20th century. Searching the New Testament for words that would serve as her motto, blessed Elisabeth fixed on a phrase that we find twice in the first reading at Mass today: she wanted to be, on earth and in heaven, 'the praise of his glory'. Saint Paul says, in fact, that those who come to believe in Christ have been predestined to be 'the praise of Christ's glory', that they are among those whom God has acquired for himself to the praise of his glory.

What is this glory, to the praise of which blessed Elisabeth wanted to consecrate herself completely? It is the word of truth, says Paul, the Word that is Christ himself, bringing to the world the light of truth, the light of redemption, the first installment of which we have already received when we were sealed with the Holy Spirit.

In the gospel reading also Jesus speaks about truth, the light that will illuminate all things. In 2016 our Order, the Order of preachers founded by Saint Dominic Guzman, celebrates the eighth centenary of its confirmation. It is an Order specially dedicated to preaching the gospel of truth for the salvation of human beings. Many things in the readings today call us back to this, our Christian vocation: to live in the truth of the Lord.

We might, however, interpret as threats certain expressions about truth in the gospel reading that we read today - in this light  all secrets will be revealed, and what has been whispered behind closed doors will be proclaimed from the housetops. If it was a cruel light we would have reason to be fearful. But this light of the Word of God is always the light of an eternal and infinite love. The attention God gives to our hairs, and to all the details of our lives, is not the attention of an enemy, or of one who does not have our interest at heart. It is comparable instead to the attention adults give to a newborn child, when we look carefully at all the details of the baby, with a look of affection, admiration and love.

So this light of love and truth is what Dominicans have preached for eight hundred years and continue to preach today. This is the glory to the praise of which blessed Elisabeth - soon to be Saint Elisabeth of the Trinity - wished to dedicate herself completely.

This homily was preached at a Mass broadcast on Radio Maria (Italia) on Friday 14 October 2016. The Mass was celebrated at the Dominican monastery of Santa Maria della Neve e San Domenico, in Pratovecchio, Tuscany. The Italian version is below.

Domenica prossima, a San Pietro in Vaticano, Papa Francesco celebrerà la canonizzazione di un gruppo di nuovi santi, fra cui la Beata Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana francese della fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Mentre cercava nel nuovo testamento qualche parola da prendere come proprio motto, la beata Elisabetta si soffermò su una frase che troviamo due volte nella prima lettura della Messa di oggi: voleva essere, in terra e nel paradiso, ‘lode della sua gloria’. San Paolo dice, infatti, che noi Cristiani siamo predestinati ad essere lode della gloria di Cristo, che siamo fra coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.


Qual è questa gloria alla lode della quale la beata Elisabetta voleva consacrarsi totalmente? É la parola della verità, dice san Paolo, la Parola che è Cristo stesso, che porta nel mondo la luce della verità, la luce della redenzione, la caparra della quale abbiamo ricevuto nel sigillo dello Spirito Santo.


Anche nel vangelo Gesù parla della verità, di questa luce che illuminerà tutte le cose. In quest’anno il nostro Ordine, l’Ordine dei predicatori fondato da san Domenico di Guzman, celebra l’ottavo centenario della sua conferma. È un Ordine particolarmente dèdito alla predicazione del vangelo della verità per la salvezza degli uomini. Tante cose nelle letture ci richiamano a questa nostra vocazione cristiana: vivere nella verità del Signore.


Potremmo però interpretare come minacce certe espressioni sulla verità nel brano del vangelo che abbiamo appena ascoltato – in questa luce della verità, infatti, saranno rivelati tutti i segreti, saranno pubblicate tutte le cose dette all’orecchio nelle stanze più interne. Se fosse una luce crudele, avremmo ragione ad essere paurosi. Ma questa luce della Parola di Dio è la luce di un amore eterno e infinito. L’attenzione di Dio ai nostri capelli, e a tutti i dettagli delle nostre vite, non è l’attenzione di un nemico o di uno che non ha alcun interesse per noi nel suo cuore. È invece paragonabile all’attenzione degli adulti per un neonato, quando guardiamo attentamente tutti i dettagli del bambino, con uno sguardo di affetto, di ammirazione e di amore.


Allora, questa luce di amore e di verità è ciò che i Domenicani hanno predicato per otto cento anni e continuano a predicare oggi. Questa è la gloria alla lode della quale la beata Elisabetta voleva dedicarsi totalmente.

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